Ecco perché le articolazioni della tua mano sono bloccate…

Molto spesso a seguito di un trauma alla mano, ci ritroviamo al momento della rimozione della stecca o del gesso, con le dita bloccate.

Scopri come ritornare alla vita di tutti i giorni, sbloccando la rigidità della tua mano o delle tue dita. Clicca su registrati subito sotto e seleziona il piano START! oppure se sei già registrato continua con la lettura dell’articolo.

Una Sensazione di Blocco

Hai da poco tolto il gesso o la stecca dalla tua mano o dalle tue dita e fino a quel momento hai utilizzato la mano al meglio delle tue possibilità.

Adesso senti che la mano non ti appartiene e le dita non reagiscono più al tuo comando, pensi:

“Piegati!” ma le dita non sembrano reagire come vorresti.

Cosa è successo??

Il blocco che avverti alle tue articolazioni è strettamente correlato al tempo in cui sei stato fermo, infatti durante questo periodo si è strutturata una rigidità articolare.

La Rigidità Articolare

Una rigidità articolare si instaura molto rapidamente a seguito di un intervento chirurgico o un trauma, spesso in concomitanza di uno stato infiammatorio o di un edema che persiste nel tempo.

Quando uno stato infiammatorio permane per diversi giorni aumentano le possibilità di sviluppare una rigidità articolare.

La prima cosa da fare è capire se si tratta di un blocco meccanico oppure no. Infatti se un’articolazione non ha lo spazio sufficiente (i due capi ossei sono molto vicini tra di loro, oppure non c’è proprio spazio) questa non si piegherà o estenderà come dovrebbe.

Questo può capitare ad una mano come ad un dito e avvolte anche ad un intero arto.

Il Caso Clinico

Ti voglio raccontare il caso di M., questo caso clinico ti sarà molto d’aiuto perché capirai esattamente tutti i passaggi necessari per tornare ad essere padrone della tua mano.

M. ha avuto un trauma sul dito indice della mano destra mentre era al lavoro. Inizialmente non ha dato peso all’accaduto ed è tornata alle sue attività continuando ad usare il dito come se nulla fosse.

Dopo 2 settimane però il dito non si sgonfiava ed il dolore non accennava a diminuire, decide così di fare un lastra la quale però le dà un esito negativo.

Decide quindi di bendarsi il dito per proteggerlo fino a quando non subisce un altro trauma a distanza di un mese dal primo.

Il dolore aumenta a tal punto che M. ha paura di usare il dito e lo esclude ogni giorno di più dalle attività della vita quotidiana.

Quando chiedo a M. di fare un pungo con la sua mano, questo è quello che vedo:

Il primo passo, oltre a rassicurare la paziente, è farle capire che il dito per tornare a piegarsi come prima ha bisogno di muoversi e per fare ciò abbiamo bisogno di:

  • Movimenti gentili che rispettano il dolore e che non superano la soglia di sopportazione
  • Movimenti in chiusura delle dita con oggetti cilindrici nella mano
  • Movimenti eseguiti con entrambe le mani

A questo esercizio abbiamo aggiunto:

  •  l’utilizzo del calore (idrochinesi) con dei movimenti all’interno dell’acqua calda;
  • Auto massaggi da fare per 3 volte al giorno;
  • Un buddy tape (la paziente per 4/5 ore al giorno deve tenere l’indice legato al medio, questo per stimolare l’utilizzo del dito)

Il secondo passo è reintegrare la mano all’interno delle cose che facciamo tutti i giorni cominciando ad utilizzarla per compiti semplici fino ad eseguire attività più pesanti.

Il terzo ed ultimo passo consiste nel fornire ad M. tutti gli strumenti utili, in modo che continui in autonomia il suo percorso di riabilitazione.

Il compito della fisioterapia non è quello creare una dipendenza della terapia, ma di rendere più consapevole il paziente di quello che può fare e di quello che può raggiungere con la sua mano.

Conclusioni

Questa breve storia è solo un esempio di come l’approccio corretto possa risolvere problematiche insidiose come la rigidità articolare.

Quando la rigidità articolare è più strutturata, e presente da più tempo sarà necessario l’utilizzo di particolari tutori chiamati statici progressivi.

Te ne parlerò sempre all’interno del blog di Fisiolhand in un’altro articolo.

A presto!

F.P.

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